UN DELIZIOSO CAFFÈ ESPRESSO SULLA PORTA DI FRATELLI CUORE

By maggio 21, 2018funny post
Che cos'è Un delizioso caffè espresso sulla porta di Fratelli Cuore'

Un delizioso caffè espresso sulla porta di Fratelli Cuore? Ti do un indizio: non si tratta dell’ultima specialità servita nella nostra caffetteria… ma di una comica giornata di lavoro!  🙂

* * *

È venuto il giorno in cui il direttore di Fratelli Cuore ha deciso di riverniciare le porte basculanti che dividono la sala dalla cucina. Il nostro passaggio con le stoviglie tra le braccia, in poco meno di due anni, aveva mangiato il colore, mostrando screpolature che non si addicevano alla parete rosso pompeiano dove è affisso il logo, appena restaurata.

Incaricato del lavoro è un imbianchino originario di Catania; un uomo tutto d’un pezzo, molto preciso e ligio sul lavoro.

Il giorno dei lavori, il catanese scardina la prima porta e l’adagia su un paio di capre, aperte lontano dal ristorante e dall’ingresso della stazione. Dopo aver apparecchiato gli attrezzi del mestiere, prende a carteggiare con vigore, fin quando della polverina rossa non lo ricopre, mascherina di protezione compresa. Spolvera l’anta e, dopo aver pulito con cura la superficie, inizia a verniciare. La pittura vermiglia non si stende come piace a lui e, dopo un’insoddisfacente prima mano, l’imbianchino si allontana per aggiungere del diluente.
Un ragazzo con due borsoni esce dalla stazione. Si guarda attorno e vede una panchina.

È  rossa.

– Strano, pensa, ma a Firenze non erano fissati per il viola?

Comunque è troppo stanco per farne una questione di colore e butta le pesanti borse sulla panchina. Sta per sedersi, quando scorge un diavolo cremisi che gli corre incontro:

– <<Nooo! È  vernice frescaaa, non vede?>>

Il ragazzo recupera i borsoni con una forza che pensava di non avere, mentre altra polverina rossa si alza dalla barba del catanese.

– <<Non ha visto che è una porta e non una panchina, è forse impazzito?>>

Il ragazzo si scusa, osserva il fondo dei borsoni e sparisce in direzione dei taxi.

Adesso due impronte rettangolari fanno bella mostra, proprio al centro della porta. Un disastro.

Dopo un paio d’ore d’attesa, l’imbianchino riprende a carteggiare con ancora più vigore. Adesso l’intruglio è tarato a dovere: il pennello scorre alla perfezione, liscio e ammantante.  Anche un flebile raggio di sole, spuntato nel frattempo, sembra gradire, riflettendo sulla superficie un rosso intenso.

– Bel lavoro, pensa soddisfatto e appende un cartello con scritto “vernice fresca” al legno del supporto.

Sta per andare a lavare il pennello quando sente la porta flettersi in un sinistro cigolio. Una donna di duecento chili o giù di lì si è seduta proprio in mezzo alla porta e ha appoggiato la tazzina del caffè sul foro che alloggia il perno della maniglia.

– <<Signoraaaa, è vernice fresca>>, le urla il catanese disperato. Lei si volta e si tira su lentamente, poggiando le mani sulle ginocchia. La porta si alza attaccata al posteriore della signora e ricade rumorosamente sulle capre. L’operaio si porta le mani ai capelli e rimane con le braccia alzate finché la donna non si allontana, quando la vede: una specie di V impressa dal contatto della vernice sul sederone della donna.

Una V rossa.

–  V, come vendetta. V, come vendetta!, borbotta l’imbianchino tra sé.

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