L’uomo si butta su una poltroncina all’esterno. Aggiusta la valigia sotto il tavolo e accenna un sorriso. Ordina un tè.
Il volto incorniciato da una barba incolta, racconta le fatiche di un lungo viaggio.
– Aspetto mio fratello, dice con un inglese dal forte accento indiano o forse pachistano, chissà.
Mi dimentico di lui. Fratelli Cuore all’ora di pranzo è un fiume di persone: prendo ordini e porto piatti. In pratica passo le ore successive a correre.
E’ quasi l’ora di smontare, quando l’uomo mi fa un cenno.
– Scusi questa è la stazione Termini, vero?
– Termini? Co… come Termini?
Non trovo il coraggio di rispondergli. Guardo l’orologio. Dal suo arrivo, erano passate quattro ore.
Quattro ore sottratte a un abbraccio chissà da quanto tempo atteso.
– No, è la Stazione Santa Maria Novella di Firenze, dico sfuggendo al suo sguardo.
L’uomo scatta verso la biglietteria. Questa volta non avrebbe sbagliato.